Discussione:
La personalità di un tastierista
(troppo vecchio per rispondere)
Jacopo Mordenti
2003-10-31 12:03:12 UTC
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Ciao a tutto il ng,
pochi giorni fa mi trovavo in studio di registrazione con il chitarrista del
gruppo in cui suono (www.templeofvenus.it) e nel parlare di nuovi strumenti
in commercio gli ho fatto presente la Variax, una chitarra della Line6
interamente basata su modelli fisici in grado - nelle intenzioni - di
riprodurre il timbro di chitarre entrate nel mito come - che so - una certa
Strato, una certa Tele, una certa Gibson, ecc. ecc. Il suo commento è stato
lapidario: - E' una cagata. Fondamentalmente perché non serve a nulla una
chitarra che ne mimi altre dieci. Ne serve una che suoni bene. Eppoi: la
personalità artistica di un musicista è legata allo strumento che suona,
intendo proprio QUELLO strumento, con il suo particolare carattere - Colpito
ed affondato. Ciliegina sulla torta, mi sovviene il parere del capoccia
della Waldorf, letto qualche mese fa: "sono le limitazioni a fare un synth,
non le possibilità".
... da - soddisfatto - utente Motif mi trovo ad avere parecchio da pensare:
sembrerebbe quasi che le possibilità offerte dalle macchine a disposizione
attualmente (prendiamo proprio il Motif) siano inversamente proporzionali
alla capacità della personalità di chi le usa di emergere: del resto al nome
di Barbieri non associamo quello del Prophet5 e viceversa ?... Come la
mettiamo ? Al ng l'ardua sentenza

Ciao !
Jacopo
Fulvio To
2003-10-31 14:08:44 UTC
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"Jacopo Mordenti"
Post by Jacopo Mordenti
sembrerebbe quasi che le possibilità offerte dalle macchine a disposizione
attualmente (prendiamo proprio il Motif) siano inversamente proporzionali
alla capacità della personalità di chi le usa di emergere: del resto al nome
di Barbieri non associamo quello del Prophet5 e viceversa ?... Come la
mettiamo ? Al ng l'ardua sentenza
Ahhhhh.. mi sento colpito al cuore.. per una volta tanto non sono io a
citarlo :-p

Fortissimamente imho, quello che caratterizza Barbieri non è solo l'uso del
p5, ma come smanettando i vari parametri e sopratutto con il cut off, la
resonance e lfo.. è in grado di trasformare il suono andando ad agire sul
filtro quindi imho Barberi sarebbe in grado di tirare fuori il proprio
carattere anche da altri synth che non siano il p5!

Prima o poi è mia intenzione estrapolare qualcosina per rendere l'idea di
come usa i filtri.

Ma tieni presente che non usa solo il p5, ad esempio gli organi vengono
fatti con la d50 ( questa cosa mi aveva lasciato a bocca aperta, pensavo che
utilizzasse per questi suoni il jv 2080... strano no :-) ), usa anche
tantissimo il jv 2080 della roland.. ma il p5 è li a sottolineare
determinati momenti.

D'altro canto c'è chi diventa riconoscibile per la tecnica e chi per il
modo di usare il suono.

Una vhs didattica che trovo al quanto interessante è quella del chitarrista
D. Torn, il quale a differenza di altri, spiega come utilizza gli effetti
sulla chitarra.. partendo dal suono pulito, passando attraverso i loop.. e
spiegando così il suo set up!

Altri artisti dal suono particolare e personalizzato sono Fripp, M . Brook e
come non citaer B.Eno.. che cosa hanno di particolare tutti queste persone:
secondo me la capacità di aver creato attraverso il suono un proprio
linguaggio..caraterizzandolo.

Ora cosa c'entra tutto questo con le tastiere?

Imho è importante riuscire indippendentemente da quanto offre un synth, che
sia motif, o che sia un organo bontempi; esprimere quanto si ha da dire..
cercando di creare un proprio stile, sbattendosene se si è originali o meno;
ma cecando in se quello che si ha da dire!

Poi ci sono scelte artistiche: ovvio che se si fa parte di una cover band, o
se si deve aderire a un progetto dove sono ricercati determinati suoni
diventa difficile poter imporre un proprio stile.. e non è degradante
seguire delle direttive, anzi imho ci vuole anche in questo un certo grado
di capacità.

A quel punto potrebbero motif, vaiax e simili essere estremamente comodi
per la capacità di ricostruire più o meno fedelmente suoni utili in
determinate situazioni senza dover portarsi dietro un arsenale e rompersi la
schiena.. ma se si cerca e si ricerca.. ogni cosa va bene purchè venga
filtrata da una propria personalità.. indipendentemente dall'originalità dei
risultati ottenuti.

Non sono i nostri strumenti a fare musica ma noi attraverso di essi.

Ciao Fulvio.
Galnick
2003-10-31 17:23:36 UTC
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Post by Fulvio To
Imho è importante riuscire indippendentemente da quanto offre un synth, che
sia motif, o che sia un organo bontempi
Suonando sul motif salta all'occhio il motif
Suonando sul bontempi salti all'occhio tu.
E' questa la differenza.
(provato! Il mio batterista ha un Bontempi del '65 [cheeeese] e un mio amico
ha uno di quegli Hit Organ che suonavano ad aria e facevano
....pppfffffiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiizz....)
Post by Fulvio To
ogni cosa va bene purchè venga
filtrata da una propria personalità.. indipendentemente dall'originalità dei
risultati ottenuti.
Pare proprio che a noi servano 1000 e passa forme d'onda...
Qui bisogna fare un discorso sugli strumenti che riescono a far passare
questa personalità o meno.
Il motif suona sempre uguale con qualsiasi mano. Il mio Crumar no.
Post by Fulvio To
Non sono i nostri strumenti a fare musica ma noi attraverso di essi.
D'accordissimo.
Ma con un motif sotto mano, è lui che suona, noi gli diciamo solo cosa deve
fare, lui interpreta, e questo non va bene.
Born80
2003-10-31 18:39:16 UTC
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Post by Galnick
Post by Fulvio To
Non sono i nostri strumenti a fare musica ma noi attraverso di essi.
Certo!
Post by Galnick
D'accordissimo.
Ma con un motif sotto mano, è lui che suona, noi gli diciamo solo cosa deve
fare, lui interpreta, e questo non va bene.
Beh, ne sei proprio sicuro... ?

Ciao, Andrea.
Galnick
2003-10-31 20:53:55 UTC
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Post by Born80
Beh, ne sei proprio sicuro... ?
Sì.
Perché con un Motif ES8 nuovo di pacca non riesco ad avere lo stesso tiro
che ho sul mio vecchio Schmidt dell'ottocento coi tasti in avorio??
Perché gli Hammond di un CX3 non suonano mai uguali a quelli veri che ho
provato io (che tra parentesi con me suonano tutti uguali, li prende in mano
un altro e suonano diversamente, a parità di settings?)
Perché un Waldorf Q (cool!) non batte in niente nemmeno quel povero Hit
Organ (....zgrfffiiiiiiiiiiiiiiiiiizz)?
Sta tutto qui...
Born80
2003-11-01 13:39:16 UTC
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Post by Galnick
Sì.
Perché con un Motif ES8 nuovo di pacca non riesco ad avere lo stesso tiro
che ho sul mio vecchio Schmidt dell'ottocento coi tasti in avorio??
Probabile, ma hai mai messo le mani su un Motif ES?

Sicuramente un Motif, Un P--, un Rd--- un RealPiano ecc... ecc... non
avranno le sfumature di un pianoforte vero, e neanche trasmetteranno le
stesse sensazioni a chi suona (solo dal fatto che un vero piano... vibra;
mentre uno strumento digitale no!) Ma tu sostieni che su tali strumenti non
si sente la personalità di chi suona! Questo è falsissimo! Se il motif viene
suonato da differenti mani questo ovviamente produrrà un suono diverso. Il
discorso di "appiattimento" che esponi ha senso per esempio su una Gem WS2
(che possiedo) dove ci sono solo 5 livelli di dinamica, dove non c'è
possibilità di cambiare espressività con controlli realtime e quant'altro;
oppure -forse- vale per la tua amata/odiata PSR.

Leggo dai tuoi post che vivi in una totale simbiosi con il tuo Crumar,
questo è un gran bene per te: tu conosci il tuo strumento, hai trovato un
modo tuo di suonarlo, godi le note che ne tiri fuori.... ma NON vuol dire
che qualsiasi altro strumento non possa portare allo stesso feeling. Una
persona potrebbe avere le stesse sensazioni da un Motif!

Il problema (se poi problema è...) delle attuali workstation IMHO non è lo
strumento in se ma sono le aspettative di coloro che lo acquistano: uno che
si compra un Triton/Motif ecc.. con ogni probabilità vuole una vasta
tavolozza sonora, molto spesso più per imitare qualcos'altro che per fare
qualcosa di nuovo; quindi necessariamente non ha come primo intento trovare
questo feeling, questa personalità.

Ciao, Andrea.
Galnick
2003-11-01 14:16:44 UTC
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Post by Born80
oppure -forse- vale per la tua amata/odiata PSR.
la sento più calda di un Motif...
...certo meno del Crumar
Post by Born80
Leggo dai tuoi post che vivi in una totale simbiosi con il tuo Crumar,
ormai non più
il "crumiro" è morto :(
Post by Born80
questo è un gran bene per te: tu conosci il tuo strumento, hai trovato un
modo tuo di suonarlo, godi le note che ne tiri fuori.... ma NON vuol dire
che qualsiasi altro strumento non possa portare allo stesso feeling. Una
persona potrebbe avere le stesse sensazioni da un Motif!
Il Crumar... che bell'organo.
Suonava male rispetto all'Hammond, ma quando ho messo le mani sul Korg CX3,
ho detto: era meglio il crumar. Questione di Feeling...
Post by Born80
Il problema (se poi problema è...) delle attuali workstation IMHO non è lo
strumento in se ma sono le aspettative di coloro che lo acquistano: uno che
si compra un Triton/Motif ecc.. con ogni probabilità vuole una vasta
tavolozza sonora, molto spesso più per imitare qualcos'altro che per fare
qualcosa di nuovo; quindi necessariamente non ha come primo intento trovare
questo feeling, questa personalità.
Penso proprio che una workstation sia impersonale. Perché fa proprio di
tutto. Il signor Waldorf diceva: "Quando lo strumento non riesce a fare una
cosa, è lo strumentista che deve farla". Un motif ha hammond migliori del
mio Crumar, ma il mio Crumar suona meglio perché si sente che io ci ho messo
tutto me stesso per migliorare il suo suono e per sfruttarlo al massimo. Se
tu sfrutti al massimo il Motif, hai usato cose che non hai costruito tu, e
quindi sono meno personali, uguali per tutti.
Galnick
2003-10-31 22:22:10 UTC
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Post by Born80
Post by Galnick
D'accordissimo.
Ma con un motif sotto mano, è lui che suona, noi gli diciamo solo cosa
deve
Post by Galnick
fare, lui interpreta, e questo non va bene.
Beh, ne sei proprio sicuro... ?
Più che altro per una cosa fisiologica.
Quando tu triggeri un digitale, invii un movimento. Questo movimento viene
tradotto in vili numeri... per esempio, in una roba del tipo "A5 128" per
dire "la5 a dinamica massima" (ma massima rispetto a cosa...?)... insomma
hai contatto con due barrette di gomma che inviano un trigger a un chip che
pensa a interpretare. Questo chip a sua volta invia i dati elaborati a un
altro chip che se li prende e manda al DSP il comando "creami un suono così
così cosà"... questo DSP poi manda altri numeri al DAC che finalmente li
ritramuta in musica... digitale. Puah. E così, l'A5/128 di Keith Emerson è
uguale al mio A5/128... Aripuah.
Quando triggeri un analogico... ah che bello! Hai diretto contatto con le
mollettine che chiudono i circuiti di generazione sonora che producono già
suoni. Quindi hai contatto diretto con le cose che producono suoni. Non con
un freddo chip.
Magari è una cazzata, ma a me fa venire i brividi pensare che sto solo
triggerando un digitale... Un analogico invece lo triggero sì, ma vado a
colpire direttamente la corda, come in un pianoforte, e sento quel
colpetto... E questo mi piace... Ed ecco che se Brian Auger suona una nota
sul suo hammond e poi subito dopo io rifaccio la stessa cosa, mi sembra di
capire che quello che ha suonato prima di me è Brian Auger...
Ripeto, magari è una grandissimissimissima cazzata. Ma...
Sandro Binetti
2003-11-03 10:07:24 UTC
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Post by Galnick
hai contatto con due barrette di gomma che inviano un trigger a un chip che
pensa a interpretare.
Un chip non interpreta, al massimo elabora ...
Post by Galnick
questo DSP poi manda altri numeri al DAC che finalmente li
ritramuta in musica... digitale.
La musica è solo analogica. A meno che non ti abbiano montato delle prese
sp-dif al posto delle orecchie ... Questi sono integralismi da quattro
soldi, da Maurizio Costanzo Show ...


Ciao, Sandro.

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Galnick
2003-11-03 17:36:23 UTC
Permalink
Post by Sandro Binetti
Un chip non interpreta, al massimo elabora ...
scusa!
Post by Sandro Binetti
La musica è solo analogica. A meno che non ti abbiano montato delle prese
sp-dif al posto delle orecchie ... Questi sono integralismi da quattro
soldi, da Maurizio Costanzo Show ...
musica 'digitale' non nel senso 'tecnico' del termine... ma
'digitalizzante'... che manca di 'tiro', di realtà... (a me sembra...)
Sandro Binetti
2003-11-04 09:15:45 UTC
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Post by Galnick
Post by Sandro Binetti
Un chip non interpreta, al massimo elabora ...
scusa!
Non devi scusarti. Devi convincerti che un mezzo è tale perchè ti offre un
*modo* per esprimerti; se hai qualcosa da dire lo fai a prescindere dal
mezzo.

Puoi forse sostenere che la Divina Commedia sia *più bella* letta dalle
gialle pagine di un vecchio libro piuttosto che da un pdf?
Post by Galnick
Post by Sandro Binetti
La musica è solo analogica. A meno che non ti abbiano montato delle prese
sp-dif al posto delle orecchie ... Questi sono integralismi da quattro
soldi, da Maurizio Costanzo Show ...
musica 'digitale' non nel senso 'tecnico' del termine... ma
'digitalizzante'... che manca di 'tiro', di realtà... (a me sembra...)
Io torno a sostenere che se la musica manca di 'tiro' è solo perchè è una
ciofeca chi la fa, e non gli strumenti con cui si fa.

Voi *figli del digitale* avete la cattivissima abitudine di sputare con
disprezzo nel piatto in cui mangiate, e poi correte a dichiararvi TVTTB con
gli sms ...

Il digitale, che vi piaccia o no, ci ha cambiato la vita, a me, ai
panettieri, ai camionisti, alla casalinga. C'è chi, canuto, se ne rende
conto, e chi, nato col telefonino, il cd ed il telecomando, fa fatica a
immaginare che solo trent'anni fa la tv aveva solo due colori e due canali,
e ci volevano un paio di minuti perchè le valvole arrivassero alla
temperatura di regime.

E non parlo di tastiere e di synth.

Ciao, Sandro.

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Galnick
2003-11-04 17:16:21 UTC
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Post by Sandro Binetti
Non devi scusarti. Devi convincerti che un mezzo è tale perchè ti offre un
*modo* per esprimerti; se hai qualcosa da dire lo fai a prescindere dal
mezzo.
Chiaro...
...Ma il digitale continua a suonarmi troppo matematico, prevedibile,
preciso, perfetto. Preferisco l'analogico, con il suo calore - di valvole e
di circuiti -, gli impulsi che corrono nei cavi elettrici, i cavi a vista,
generatori sonori HARDWARE, che VEDI e che di conseguenza senti parte del
tuo mondo... E le innumerevoli imprecisioni e imperfezioni.
...Sarà solo un'illusione... Il digitale per me è una comodità, nient'altro,
e se comprerò in futuro il Clavia Nord Electro è perché non ho né i soldi né
una schiena così forte né una macchina (tra l'altro non mia) così grande da
poter portare Hammond C3, Rhodes, Leslie, Twin Reverb, CP80, microfoni.
Ma il Nord Electro uscirà in un mixer Solton Commander con eco a nastro e
riverbero a piastra; da qui entra in un vecchio FBT STB 2400, peso 100 kg e
soli 100 w, bassi possenti, distorce per nulla... questo perchè posso. Una
volta sono entrato con la mia PSR 620 diretto in un mixer digitale... visto
che c'ero non sono stato a perdere tempo e sono andato a casa a prendere un
ampli Vantage - non è l'FBT, ma almeno ci si avvicina -, il mio mixer e un
microfono.
Post by Sandro Binetti
Puoi forse sostenere che la Divina Commedia sia *più bella* letta dalle
gialle pagine di un vecchio libro piuttosto che da un pdf?
Mi farebbe un certo effetto leggere la Divina Commedia in formato txt...
...un effetto diciamo di repulsione. Se potessi me la leggerei pure scritta
sulla pergamena dalla mano di Dante :))
Post by Sandro Binetti
Io torno a sostenere che se la musica manca di 'tiro' è solo perchè è una
ciofeca chi la fa, e non gli strumenti con cui si fa.
Beh è vero, ma gli strumenti con cui si fa generano musica attraverso
algoritmi software... a me piace avere davanti a me qualcosa di 'attivo'.
Unica eccezione, i synth analogici... :)
Post by Sandro Binetti
Voi *figli del digitale* avete la cattivissima abitudine di sputare con
disprezzo nel piatto in cui mangiate, e poi correte a dichiararvi TVTTB con
gli sms ...
Ah guarda, io il telefonino ce l'ho, è un Ericsson di circa cinque anni fa,
ho dentro ancora 50 euro da giugno scorso, e gli SMS li uso proprio se devo
dare una comunicazione veloce! Azz, un "tvttb" lo potrei scrivere al massimo
su un foglietto di carta...
Post by Sandro Binetti
Il digitale, che vi piaccia o no, ci ha cambiato la vita, a me, ai
panettieri, ai camionisti, alla casalinga. C'è chi, canuto, se ne rende
conto, e chi, nato col telefonino, il cd ed il telecomando, fa fatica a
immaginare che solo trent'anni fa la tv aveva solo due colori e due canali,
e ci volevano un paio di minuti perchè le valvole arrivassero alla
temperatura di regime.
Non faccio fatica a immaginare. Sono stato cresciuto praticamente dai miei
nonni, là da loro nella mia stanzetta avevo una televisione 19 pollici
Kennedy di 39 anni fa (tuttora funzionante). Suonavo su un organo Gem Wizard
325. All'epoca mi lamentavo, adesso ogni volta che lo riprendo in mano
sentire quel "bwz" al key on/key off mi dà soddisfazione e maledico il
giorno in cui ho tradito il 325 per la PSR...
Post by Sandro Binetti
E non parlo di tastiere e di synth.
Già.

Io sostengo che il digitale ci abbia semplificato la vita...
ci abbia dato un mucchio di vantaggi innegabili...
ci abbia tolto un mucchio di rompimenti...
ci abbia salvato le schiene...

...ma...

quando suono su un pianoforte reale, anche se è il mio
(amato-odiato-scordato) Schmidt ottocentesco, o su un Hammond C3 con due
Leslie 122, e poi trasferisco le mani su un Nord Electro per esempio, al di
là del 'feel' della tastiera, anche il mio 'feeling' di musicista va a farsi
benedire.
Sandro Binetti
2003-11-07 08:36:09 UTC
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Post by Galnick
Post by Sandro Binetti
Non devi scusarti. Devi convincerti che un mezzo è tale perchè ti offre un
*modo* per esprimerti; se hai qualcosa da dire lo fai a prescindere dal
mezzo.
Chiaro...
...Ma il digitale continua a suonarmi troppo matematico, prevedibile,
preciso, perfetto.
I modelli matematici possono essere:
-) Deterministici (al max euristici)
-) (pseudo) casuali
-) caotici

http://online.infomedia.it/riviste/cp/126/articolo03/articolo.htm

Il caos è una situazione formalmente descrivibile ma non prevedibile, il che
può sembrare paradossale, ma non lo è.

Ti prego di non credere, ingenuamente, che ciò che si affida al mezzo
logico-formale sia tutto deterministicamente prevedibile.

;-)

Ciao, Sandro.

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Galnick
2003-11-07 17:10:20 UTC
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Post by Sandro Binetti
-) Deterministici (al max euristici)
-) (pseudo) casuali
-) caotici
http://online.infomedia.it/riviste/cp/126/articolo03/articolo.htm
Il caos è una situazione formalmente descrivibile ma non prevedibile, il che
può sembrare paradossale, ma non lo è.
Ti prego di non credere, ingenuamente, che ciò che si affida al mezzo
logico-formale sia tutto deterministicamente prevedibile.
Beh, sapevo anche questo...
...Ma l'imprevedibilità dell'analogico non è il caotico o il casuale, è
qualcosa di diverso, imho, perché è difficile che dia risultati
inutilizzabili...
...Imvvvho...
...se ribatti ancora vuol dire che hai ragione :)

Antonio
2003-11-02 10:45:47 UTC
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Post by Galnick
Il motif suona sempre uguale con qualsiasi mano. Il mio Crumar no.
Assolutamente non d'accordo
cià
Antonio
Galnick
2003-11-02 11:12:37 UTC
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Post by Antonio
Assolutamente non d'accordo
MotiFo?
A=MidiMan
2003-11-02 22:38:52 UTC
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Post by Galnick
Post by Antonio
Assolutamente non d'accordo
MotiFo?
Parliamo di "ovvio"?
Qualsiasi strumento suona "diverso" in mano a mani (capacità, personalità,
esperienza,...) differenti.
Non può esistere uno strumento che OMOLOGA l'esecutore.
La personalità del musicista... (non dello strumento... che di per sè NON ha
personalità) è quella che fa la differenza in termini esecutivi.
Dammi in mano uno Stradivari e mettimi a confronto con Uto Ughi che suona un
Koreano... e vincerà... sempre LUI! :-)
Dammi un Kurzveil... e confrontami con K.Emerson (o R.Wakeman) a suonare una
"Bontempi"... e vediamo chi vince! Loro!
(Beh... anche stasera mi sono martellato le nocciole... mica male!) ^__^
A=MM
Francesco Padula
2003-10-31 14:33:58 UTC
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Post by Jacopo Mordenti
sembrerebbe quasi che le possibilità offerte dalle macchine a disposizione
attualmente (prendiamo proprio il Motif) siano inversamente proporzionali
alla capacità della personalità di chi le usa di emergere: del resto al nome
di Barbieri non associamo quello del Prophet5 e viceversa ?... Come la
mettiamo ? Al ng l'ardua sentenza
Ciao !
Jacopo
Ciao a te, Jacopo,
leggevo le tue considerazioni e mi venivano da pensare molte
considerazioni:
è innegabile che oggi come non mai si ha disposizione con investimenti
abbastanza contenuti un parco strumenti dalle potenzialità enormi, ma
che il più delle volte rimangono non sfruttate.
Parlo della mia esperienza di tastierista, che vive sempre a contatto
con la realtà dei pubs dove si suona e degli studi, dove spesso ci si
imbatte, come nel tuo caso, in diatribe tra "colleghi".
Mi è capitato poche volte, e mi dispiace da un lato, di incontrare
tastieristi e in generale musicisti, con le idee chiare, che facessero
quantomeno un uso "logico" del proprio strumento..
Comunque rimango sempre molto ottimista!

Buona musica!
Francesco.
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
A=MidiMan
2003-10-31 14:56:38 UTC
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Post by Jacopo Mordenti
Fondamentalmente perché non serve a nulla una
chitarra che ne mimi altre dieci. Ne serve una che suoni bene. Eppoi: la
personalità artistica di un musicista è legata allo strumento che suona,
intendo proprio QUELLO strumento, con il suo particolare carattere
Sarà che sono allergico agli estremismi... (ed il tuo chitarrista mi pare un
vero "talebano"!).
La storia della musica (per fortuna) evidenzia che non esistono "verità"
assolute quali quelle pronunciate dal "sommo" :-)

Non credo che esista una simbiosi così profonda fra strumento e strumentista
tale (almeno) da affermare che la "personalità artistica" di un musicista
sia legata ad uno specifico strumento.
Ci sono artisti che si trovano in perfetta "simbiosi" con uno strumento ed
altri che amano spaziare, sperimentare... o che semplicemente considerano il
timbro come caratteristica "inscindibile" dalla propria idea musicale (e
quindi può variare da brano a brano)... e tutti sappiamo che lo strumento
"universale" non esiste.

Lo strumento è tale... e per alcuni ce ne può essere UNO "perfetto" per
esprimere TUTTE le proprie idee musicali... per altri... la possibilità di
mutare timbrica può essere una "necessità".
Il fatto che entrambe le categorie possano trovare soddisfazione sul mercato
degli strumenti... mi pare del tutto positivo.
Ciao
A=MM
Galnick
2003-10-31 17:26:44 UTC
Permalink
Post by A=MidiMan
Lo strumento è tale... e per alcuni ce ne può essere UNO "perfetto" per
esprimere TUTTE le proprie idee musicali... per altri... la possibilità di
mutare timbrica può essere una "necessità".
Il fatto che entrambe le categorie possano trovare soddisfazione sul mercato
degli strumenti... mi pare del tutto positivo.
Ti posso dire che sul mercato degli strumenti attuale di buono per me c'è
solo un bel pianoforte acustico e che sono costretto a comprare synth
attuali solo per fare un favore alla mia schiena e al mio portafoglio?
...se questa è soddisfazione... mi farò il nord electro e il nord lead solo
perché la mia giovane schiena e il mio giovanile portafoglio non possono
sopportare un hammond, un leslie, ampli brunetti e un prophet 3.3+ups.
Mos
2003-10-31 19:01:45 UTC
Permalink
Post by A=MidiMan
Non credo che esista una simbiosi così profonda fra strumento e strumentista
tale (almeno) da affermare che la "personalità artistica" di un musicista
sia legata ad uno specifico strumento.
secondo me non e' lo SPECIFICO strumento il nocciolo, ma il PROPRIO strumento.
Un chitarrista che si trova bene con un manico di scopa puo' suonare qualsiasi
genere limitato solamente dalla qualita' della propria strumentazione, non sentira'
il bisogno di una chitarra tecnologica e virtuale come la Variax che gli imita in un
colpo una Gibson una Fender e un acustica, piuttosto avra' bisogno di sentire un
certo peso, un certo legno, un certo manico, dei pickup di un tipo, un certo
spessore delle corde, fidarsi delle meccaniche...

Il bravo strumentista e' quello che piu' di altri riesce ad approfondire la simbiosi
con il proprio strumento... ce chi ci riesce di piu' altri di meno, chi e' un virtuoso,
chi ha tiro da vendere, chi sperimenta e genera noise che altri non saprebbero fare...
ma lo strumento e' sempre lo stesso.
Post by A=MidiMan
Ci sono artisti che si trovano in perfetta "simbiosi" con uno strumento ed
altri che amano spaziare, sperimentare... o che semplicemente considerano il
timbro come caratteristica "inscindibile" dalla propria idea musicale (e
quindi può variare da brano a brano)... e tutti sappiamo che lo strumento
"universale" non esiste.
Lo strumento è tale... e per alcuni ce ne può essere UNO "perfetto" per
esprimere TUTTE le proprie idee musicali... per altri... la possibilità di
mutare timbrica può essere una "necessità".
Il fatto che entrambe le categorie possano trovare soddisfazione sul mercato
degli strumenti... mi pare del tutto positivo.
Questo sicuro... la possibilita' di scegliere e' sempre positiva...
come scegliere di esser ''talebano'' (come dici tu) puo' essere la scelta migliore,
ed a mio avviso lo e' per strumenti acustici, fisici, tradizionali
A=MidiMan
2003-10-31 22:39:24 UTC
Permalink
Post by Mos
Un chitarrista che si trova bene con un manico di scopa puo' suonare qualsiasi
genere limitato solamente dalla qualita' della propria strumentazione, non sentira'
il bisogno di una chitarra tecnologica e virtuale come la Variax che gli imita in un
colpo una Gibson una Fender e un acustica, piuttosto avra' bisogno di sentire un
certo peso, un certo legno, un certo manico, dei pickup di un tipo, un certo
spessore delle corde, fidarsi delle meccaniche...
Questo è il ritratto di una "tipologia" di strumentisti... ma ce ne sono
molte altre.
Potrei dirti che è più facile riscontrare quanto tu scrivi in un
"monostrumentista"... in quanto il "polistrumentista" si è assuefatto al
cambiare strumento... metodica esecutiva... approccio "fisico"...
eccetera... ma neanche questo sarebbe genericamante vero.
Post by Mos
Il bravo strumentista e' quello che piu' di altri riesce ad approfondire la simbiosi
con il proprio strumento... ce chi ci riesce di piu' altri di meno, chi e' un virtuoso,
chi ha tiro da vendere, chi sperimenta e genera noise che altri non saprebbero fare...
ma lo strumento e' sempre lo stesso.
Anche questo (perdona!) è solo parzialmente vero.
C'è chi si innamora di uno strumento... e chi non può permettersene altri...
ed entrambi si "dannano" per spremerne il meglio... con motivazioni opposte.
Ma... ha senso fare affermazioni tanto "categoriche"? Io... è questo che mi
chiedo.
Post by Mos
Questo sicuro... la possibilita' di scegliere e' sempre positiva...
come scegliere di esser ''talebano'' (come dici tu) puo' essere la scelta migliore,
ed a mio avviso lo e' per strumenti acustici, fisici, tradizionali
Su questo... permettimi di dubitare ^__^
Io sono un musicante "curioso"... e mi piace vedere come riesco ad usare
vari STRUMENTI per raccontare la MIA musica.
Vari strumenti... della stessa famiglia... e di famiglie diverse...
sicuramente non sono e non sarò mai un VIRTUOSO in uno specifico
strumento... ma il mio obiettivo non è vincere un "tapiro d'oro" ma USARE
uno STRUMENTO per tradurre in note le mie emozioni.

Dare dei "paradigmi" è IMHO sbagliato... un musicista fa scelte estremamente
PERSONALI... non esiste il giusto e lo sbagliato... e non esistono "regole"
che permettano di identificare il "figo" dal "pirla".
La differenza... si sente quando l'umano... suona.
Ciao
A=MM
Galnick
2003-10-31 17:19:50 UTC
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Post by Jacopo Mordenti
sembrerebbe quasi che le possibilità offerte dalle macchine a disposizione
attualmente (prendiamo proprio il Motif) siano inversamente proporzionali
alla capacità della personalità di chi le usa di emergere: del resto al nome
di Barbieri non associamo quello del Prophet5 e viceversa ?... Come la
mettiamo ? Al ng l'ardua sentenza
Ci stiamo spersonalizzando, lo penso anch'io. Un Motif ti permette di fare
un mucchio di cose onboard, ma è limitato, appena esce un modello nuovo
finisce la sua storia, perché quando ti stanchi di questo synth, non puoi
più entrargli nelle viscere e cambiare il filtro, per esempio...
Io come sapete ho un Crumar Organizer. Non è un Hammond, ma il principio è
lo stesso (e prendo l'Hammond ma potrei pure scegliere un Minimoog o anche
un D50): l'Hammond di Jon Lord suona sempre diverso da quello di Keith
Emerson... anche se suonassero tutti e due sullo stesso strumento, il modo
in cui lo farebbero sarebbe diverso e inciderebbe tantissimo sul suono... e
l'Hammond è uno strumento attualissimo, come anche il Prophet 5 e tutta la
sua banda, come anche il puro e semplice (ma vero) PIANOFORTE, semplicemente
perché è capace di tirar fuori da ognuno la sua personalità...
Un P90, che lo suono io o che lo suona il mio compagno di studio, non suona
diverso. Così come un motif. Ecco dove sta il bandolo della matassa.
Avete presente le chitarre giapponesi? E quelle spagnole? Io e un mio amico,
chitarristicamente allo stesso livello, abbiamo suonato su una Alhambra
costruita a mano. Vi giuro che sembravano due chitarre diverse... Presa
invece la Yamaha di un altro mio amico, che suonassi io o suonasse lui, si
riconosceva perfino che si trattava di una C40.
La spersonalizzazione delle tastiere a mio parere è iniziata col digitale e
non si fermerà più. E per di più avremo tastiere che avranno un 'ciclo
vitale' di cinque-sei mesi dopodiché andranno buttate via (o usate per altri
scopi). Appena uscirà un nuovo piano digitale, il vecchio suonerà scontato e
irreale. Ma il Rhodes - la prima simulazione di pianoforte in giro in
assoluto - non suona mai vecchio e irreale. Perché chi lo suona riesce a
trasmettere una personalità. Infatti se tu suoni su un C3 e poi sposti le
mani su uno Stage 73 per esempio, tu non cambi, le tue mani si muovono alla
stessa maniera (anche se sul C3 eri leggerissimo e sullo Stage dovrai
pestare un po'...) e la gente fuori non dice 'è un hammond' o 'è un rhodes'
ma 'sei tu'. Passa da un Motif a un Triton e riconoscerai il Motif e il
Triton, ma non riconoscerai te stesso...
(Guardate, l'ho sperimentato, perché io ho una Roland e una Yamaha...)
Tommaso
2003-10-31 22:16:04 UTC
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Post by Galnick
Ci stiamo spersonalizzando, lo penso anch'io. Un Motif ti permette di fare
un mucchio di cose onboard, ma è limitato, appena esce un modello nuovo
finisce la sua storia, perché quando ti stanchi di questo synth, non puoi
più entrargli nelle viscere e cambiare il filtro, per esempio...
La spersonalizzazione è dovuta a diversi fattori:
1) nella maggior parte dei casi facciamo cover, quindi è difficile
personalizzarsi
2) l'acustica mediamente disponibile e i tempi di preparazione dei brani
non consentono una 'ricerca' del suono, cosa peraltro non richiesta
dal pubblico; anzi, la tendenza è più a 'riprodurre', 'imitare'.
3) pochi entrano in profondità alle tastiere e ne sanno tirar fuori le
caratteristiche (limiti o pregi che siano) anche perchè più che in
profondità ci si perde in larghezza: le funzionalità sono sempre di più
4) i motori di sintesi attuali sono raffinatissimi ma la marea di parametri
sono difficili da padroneggiare, e quelli importanti si perdono
nell'insieme...
Post by Galnick
Un P90, che lo suono io o che lo suona il mio compagno di studio, non suona
diverso. Così come un motif. Ecco dove sta il bandolo della matassa.
La spersonalizzazione delle tastiere a mio parere è iniziata col digitale e
non si fermerà più.
Su questo ho dei dubbi; certo, l'approssimazione di un P90 ad un
pianoforte è quel che è, ma già consente di sentire la differenza
tra diversi esecutori; e anzi, in futuro le differenze saranno ancora
più marcate (per la migliore dinamica, i migliori campioni, etc);
probabilmente la differenza è ancora più marcata su un P250,
e lo sarà ancora di più su un futuribile P300.
Post by Galnick
La spersonalizzazione delle tastiere a mio parere è iniziata col digitale e
non si fermerà più.
Il fatto è che il digitale può fare anche cose non previste dal progettista,
mentre il digitale è estremamente schematico; ma la complessità aumenterà.
Galnick
2003-11-01 11:31:43 UTC
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Post by Tommaso
1) nella maggior parte dei casi facciamo cover, quindi è difficile
personalizzarsi
2) l'acustica mediamente disponibile e i tempi di preparazione dei brani
non consentono una 'ricerca' del suono, cosa peraltro non richiesta
dal pubblico; anzi, la tendenza è più a 'riprodurre', 'imitare'.
Io faccio cover dei Deep Purple. Siccome non sono Jon Lord, la gente
apprezzerà di più un assolo del mio stile fatto bene piuttosto che una
pessima imitazione di quanto ha fatto il genio.
Post by Tommaso
3) pochi entrano in profondità alle tastiere e ne sanno tirar fuori le
caratteristiche (limiti o pregi che siano) anche perchè più che in
profondità ci si perde in larghezza: le funzionalità sono sempre di più
Ho una PSR620, la conosco tutta e la riscopro sempre attuale... più o
meno... perché riesco a conoscerla bene al contrario del mio amico che se ha
due funzioni su una tastiera non usa bene né l'una né l'altra e davanti a un
hammond è spiazzato...
Il problema è: le funzionalità sono troppe, ma limitanti. Quando le
funzionalità sono poche, ti spingono a usarle tutte, e allora sì che ti
esprimi al massimo.
Post by Tommaso
4) i motori di sintesi attuali sono raffinatissimi ma la marea di parametri
sono difficili da padroneggiare, e quelli importanti si perdono
nell'insieme...
raffinatissimi?
Post by Tommaso
Su questo ho dei dubbi; certo, l'approssimazione di un P90 ad un
pianoforte è quel che è, ma già consente di sentire la differenza
tra diversi esecutori; e anzi, in futuro le differenze saranno ancora
più marcate (per la migliore dinamica, i migliori campioni, etc);
probabilmente la differenza è ancora più marcata su un P250,
e lo sarà ancora di più su un futuribile P300.
Quando uscirà il futuribile P300, il P250 sarà obsoleto.
Uscito il nuovo Disklavier Yamaha, il mio vecchio Schmidt del 1890 manterrà
la sua dignità, e a volte suonerà anche meglio del Disklavier, quando ci
suono io: semplicemente perché è IL MIO...
Post by Tommaso
Il fatto è che il digitale può fare anche cose non previste dal progettista,
intendevi "l'analogico" vero!
Pensa all'Hammond, da semplice surrogato dell'organo a canne a magnifico
nuovo strumento. Stesso dicasi per il Rhodes, il Wurly, il CP80...
Il MOTIF prima versione invece non diventerà mai un "magnifico nuovo
strumento": uscito l'ES, sarà semplicemente la sua versione obsoleta.
Post by Tommaso
mentre il digitale è estremamente schematico; ma la complessità aumenterà.
La complessità non dà dignità...
Odio le workstation.
Jazzman
2003-11-02 00:37:34 UTC
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Post by Galnick
Ci stiamo spersonalizzando, lo penso anch'io. Un Motif ti
permette di fare un mucchio di cose onboard, ma è limitato,
appena esce un modello nuovo finisce la sua storia
Finisce solo se chi lo usa non ha fantasia.

Non è mica "colpa della tastiera" se la gente si impigrisce davanti alle
centinaia di preset che offre.

Chi ti impedisce di cancellare tutti i preset di una workstation e
crearti da zero 10-15 suoni, di passare del tempo per *imparare a
suonarli* e di usare solo quelli?

Avresti un sound diverso da chiunque altro in circolazione pur avendo la
stessa tastiera di un sacco di altra gente.

E' quello che faccio io, che dal vivo suono lo stessa tastiera da 11
anni e non la cambierò mai con nessun'altra, perché da quello strumento
esce una voce che è unicamente mia.
--
Jazzman

Without geometry, life is pointless.
Antonio
2003-11-02 11:06:21 UTC
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Post by Galnick
Passa da un Motif a un Triton e riconoscerai il Motif e il
Triton, ma non riconoscerai te stesso...
Continui (ed è una caratteristica di tanti tastieristi) a legare il concetto
di "personalità di un musicista" solo al suono e non alle note. Molto
limitante. Anche sullo stesso piano digitale se suonano un blues Chick Corea
ed Herbie Hancock ti assicuro che chiunque potrebbe riconoscerli dopo poche
battute.
Il tuo discorso può essere condivisibile fino a che mi parli dei limiti del
digitale, o del fatto che un piano campionato (o un Hammond) non sarà come
quello vero, ma poi tralasciare completamente il musicista per concentrarsi
solo sul suono è assolutamente fuorviante.
Anche Schumacher e Barrichello "usano" la stessa macchina.
cià
Antonio
Born80
2003-11-02 11:25:09 UTC
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Post by Antonio
Continui (ed è una caratteristica di tanti tastieristi) a legare il concetto
di "personalità di un musicista" solo al suono e non alle note. Molto
limitante.
Centro! Sono totalmente d'accordo! Ciao, Andrea.
Galnick
2003-11-02 14:48:06 UTC
Permalink
Post by Antonio
Continui (ed è una caratteristica di tanti tastieristi) a legare il concetto
di "personalità di un musicista" solo al suono e non alle note.
Forse hai ragione... bisogna accontentarsi...
Ma certo è che io con il digitale ho sempre un rapporto freddo. Ho il Crumar
da 2 mesi e mi ci trovo 10 volte più a mio agio che con la psr che ho da 8
anni ormai.
Mos
2003-10-31 18:40:42 UTC
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Post by Jacopo Mordenti
Ciao a tutto il ng,
pochi giorni fa mi trovavo in studio di registrazione con il chitarrista del
gruppo in cui suono (www.templeofvenus.it) e nel parlare di nuovi strumenti
in commercio gli ho fatto presente la Variax, una chitarra della Line6
interamente basata su modelli fisici in grado - nelle intenzioni - di
riprodurre il timbro di chitarre entrate nel mito come - che so - una certa
Strato, una certa Tele, una certa Gibson, ecc. ecc. Il suo commento è stato
lapidario: - E' una cagata. Fondamentalmente perché non serve a nulla una
chitarra che ne mimi altre dieci. Ne serve una che suoni bene. Eppoi: la
personalità artistica di un musicista è legata allo strumento che suona,
Io sono daccordo al 100% con il chitarrista ;)
Con una sola chitarra una telecaster, una strato o una lespaul puoi
suonare tutti i generi che vuoi, magari a patto di smanettare su un buon amplificatore
Non servono molti suoni o una chitarra da 100 pseudo-anime, serve un buon
strumento, di cui il musicista conosce la risposta, il tocco, sa come far risuonare la
cassa, farne uscire gli armonici.
Il musicista deve sapere cosa ricavare dal suo strumento e se riesce ad ottenerlo
e' un gran musicista!

Ma questo discorso vale per ogni altro strumento... sax, violino, pianoforte...

Per questo io ammiro i vecchi tastieristi. Per quanto fosse risicata la strumentazione
che si portavano dietro, da quello strumento cercavano di ricavare tutto
cio' che gli serviva, arrangiandosi con tecniche diverse, modulazioni, effetti,
amplificazione... esattamente come un chitarrista usa la propria strumentazione...
Per questo ha ragione il sig. Waldorf... quando lo strumento non arriva a
fare una cosa, deve per forza farla lo strumentista... e l'arte di arrangiarsi porta
sempre a risultati interessanti.

... per il mio modo di sentire uno strumento, una workstation emulativa con orchestrali,
e preset sintetici e' una tastiera senz'anima... ma devo ammettere che synth nuovi,
con nuove tecniche di sintesi, campioni, loop, sequencer hanno portato e porteranno
sempre a nuove sonorita' e nuovi generi.

Ciao
Mos
www.pucpuc.net/mosite
bornaz
2003-11-01 11:50:32 UTC
Permalink
Che volete che vi dica. Ovviamente sarebbe bello poter usare un piano a
coda, un hammond, un rhodes, un Cp80, un wurlitzer, un Dx7, un minimoog e un
prohet contemporaneamente.
Se sei migliardario e hai un camion x portarti in giro queste cose sei molto
fortunato, altrimenti la tecnologia di aiuta coi cloni hammond, i piani
digitali, le workstation.

Sicuramente passerò per superficiale, non sono un cultore del suono. A me
basta un bel suono di piano acustico, di rhodes, un hammond percussivo, uno
da tappeto e uno distorto. Poi quello che fa la differenza tra me e
qualcun'altro sarà in primo luogo la tecnica, lo stile, l estro e solo in un
secondo momento il suono.
Ammiro e stimo chi si costruisce i propri suoni, chi passa le giornate al
dx7 per fare un suono SUO, particolare.

Semplicemente, a me piace suonare. Accendere lo strumento e fare minime
variazioni al suono, adattandolo sensibilmente alla mia idea di bel suono.
Questo forse è dovuto al mio scarso interesse per i suoni sintetici, tra i
più bisognosi di lavoro e creatività.
Alex M.
2003-11-06 22:15:50 UTC
Permalink
e "bornaz" scrisse
Sicuramente passerò per superficiale, non sono un cultore del suono. A me
basta un bel suono di piano acustico, di rhodes, un hammond percussivo, uno
da tappeto e uno distorto. Poi quello che fa la differenza tra me e
qualcun'altro sarà in primo luogo la tecnica, lo stile, l estro e solo in un
secondo momento il suono.
Non è affatto da superficiali pensarla così ed è certo difficile pure farsi
capire.
Ma per essere amante di una certa musica, il cui valore trascende ampiamente
la qualità del suono e che le cui possibilità non vengono per niente affatto
oscurate dalle critiche del moderno purismo acustico e dalle performance
storicamente informate, ti capisco perfettamente.

Alex M.
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